L’INSONNIA- terza parte – Il trattamento

/, PSICOTERAPIA, TRAINING AUTOGENO/L’INSONNIA- terza parte – Il trattamento

L’INSONNIA- terza parte – Il trattamento

Trattamenti dell’insonnia

Gli approcci al trattamento dei disturbi del sonno sono di due tipi:

  • Farmacologici
  • Non farmacologici

Approcci non farmacologici

L’approccio psicologico è indicato soprattutto nell’insonnia psicofisiologica. Tuttavia, esso può essere considerato un valido aiuto anche nei casi nei quali sia indispensabile un intervento farmacologico. Infatti, molto spesso ansia e preoccupazione accompagnano le patologie che determinano i disturbi del sonno non psicofisiologici.

Cos’è l’insonnia psicofisiologica

Si parla di insonnia psicofisiologica quando il disturbo del sonno dipende da fattori generici di stress, da una non ben definita tensione emotiva senza che siano presenti problemi psicopatologici.

L’insonnia psicofisiologica  si sviluppa per la presenza di due fattori concomitanti:

  1. preoccupazioni del soggetto riguardo all’esperienza del dormire male (difficoltà nell’addormentarsi, numerosi risvegli notturni)
  2. alcuni processi di condizionamento.

1) preoccupazioni del soggetto riguardo all’esperienza del dormire male

Può accadere che a causa di stress (sia negativi che positivi) o per eventi ansiogeni o problemi passeggeri di salute il sonno risulti insoddisfacente per una o alcune notti. Questa esperienza negativa può far sorgere pensieri disfunzionali  quali, ad esempio, la paura di non riuscire più a dormire come prima.

Tali  pensieri disfunzionali  possono catturare l’attenzione diventando dominanti  e pervasivi, soprattutto con l’avvicinarsi dell’ora del riposo notturno. Questo atteggiamento mentale determina un aumento dello  stato  di vigilanza che impedisce il rilassamento fisico e psichico, rilassamento indispensabile per dormire. In altre parole la paura di non dormire mantiene e alimenta l’insonnia (anche quando le cause che l’hanno generata sono state superate).

2) alcuni processi di condizionamento

Si crea così un circolo vizioso a cui si possono legare associazioni negative. In altre parole tutto ciò che riguarda il dormire e il luogo del sonno può acquistare una valenza negativa.

Se non si spezza questo circolo negativo che si è venuto a creare  un’insonnia passeggera può trasformarsi in un’insonnia cronica.

Il Training Autogeno bionomico

Varie tecniche psicologiche  possono allentare lo stato di eccitazione mentale che impedisce il rilassamento fisico e psichico indispensabile per poter dormire.

Tra queste il Training Autogeno.  Uno studio del Royal London Hospital del 2007 ha evidenziato l’efficacia del Training Autogeno nei problemi legati al sonno.

Gli esercizi del Training Autogeno allenano a recuperare la naturale capacità della mente e del corpo a rilassarsi. Inoltre, la concentrazione passiva su un elemento specifico aiuta a distogliere l’attenzione dai pensieri disfunzionali che attivano lo stato di vigilanza.

Gli esercizi del Training Autogeno aiutano a recuperare l’innata capacità a lasciar andare. Imparando a lasciar andare, a sospendere il controllo e ad affidarsi alla saggezza insita nel corpo, questi recupera le sue capacità innate, come il dormire.

dott. Anna Ambiveri

Psicologa Psicoterapeuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Correlazione tra uso di smartphone e sintomi ansiosi

 

Insonnia? Puoi curarla senza sonniferi!
Psicoterapia per l’ insonnia? Efficace quanto i farmaci

Curare l’insonnia con la terapia cognitivo comportamentale
Le norme di Igiene del Sonno per la cura dell’insonnia

 

 

2019-11-19T12:02:18+01:00