Ansia

/Ansia
Ansia2018-05-09T08:09:44+00:00

Disturbi d’ansia: cosa sono, come riconoscerli e cosa fare

Insieme allo stress l’ansia è senza nessun dubbio il male del secolo. I  disturbi d’ansia  infatti sono sempre più frequenti e una buona parte della popolazione, soprattutto femminile, vive quotidianamente o ha provato almeno un volta nella vita una situazione ansiogena.

 

Ma da cosa derivano i disturbi d’ansia? L’uomo primitivo che c’è in noi

Sappiamo che l’uomo, seppur moderno ed evoluto, ha ancora dentro nel suo cervello una zona primitiva. Questa parte del cervello lo ha aiutato a  sopravvivere  quando il mondo era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Si tratta di una sorta di istinto primordiale, presente anche negli animali. A codificarlo per la prima volta è stato il fisiologo americano Walter Bradford Cannon (il padre della psicosomatica) che gli ha dato il nome di  fight-or-flight. In italiano questo comportamento viene tradotto come “combatti o fuggi”. In pratica, davanti ad un pericolo un animale ha due possibilità: o combatte oppure fugge. In tutti e due i casi, per riuscire ad avere prestazioni elevate, entra in gioco il sistema nervoso simpatico che rilascia delle sostanze in grado di acuire la forza e la  capacità di reazione.

 

L’ansia moderna

Se questo istinto primordiale ha avuto un ruolo essenziale per la specie umana, oggi chi è più  emotivo  e incline ad ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni può viverlo come un ostacolo. Nei paesi industrializzati infatti il rischio di finire preda di un animale feroce non c’è più. Tuttavia alcune situazioni in cui ci si sente a disagio possono portare il nostro cervello a creare le stesse associazioni, scatenando una reazione di  paura  infondata e di eccessiva  preoccupazione.
Questo succede, a maggior ragione, quando si è in pubblico o si deve affrontare una situazione impegnativa, magari sul lavoro o a scuola.

Se ti è capitato di provare più volte sensazioni di paura, preoccupazione e pericolo in determinate occasioni, sappi che il cervello poi inizia a fare delle  associazioni  addirittura anticipando le circostanze. Questo spiega il meccanismo per il quale ci si sente a disagio  ancor prima  che una determinata situazione stia succedendo. Nascono così delle situazioni di allerta generalizzata che arrivano a limitare la libertà di azione.

 

Come riconoscere l’ansia

I disturbi d’ansia sono uno stress per l’organismo. Si manifestano con una completa gamma di emozioni spesso difficili da spiegare a chi ci sta intorno.  Inquietudine, angoscia, paura non specifica, apprensione e preoccupazione sono solo alcune delle sensazioni, a cui si aggiungono percezioni più fisiche come palpitazioni, dolori al petto, sudorazione e respiro corto. In alcuni casi anche nausea e una strana sensazione di tremore interno. Nei casi più gravi l’ansia sfocia in una forma clinica chiamata  disturbo d’ansia generalizzato  (DAG o GAD).

Tutto questo mix di emozioni è una chiara indicazione di iperattività del nostro sistema nervoso autonomo e una risposta lampante del sistema simpatico che ci dice “combatti o fuggi”.

E’ come se il nostro sistema cognitivo ci lanciasse un allarme. C’è un pericolo da affrontare, il nostro corpo reagisce preparandosi alla minaccia e aumentando il ritmo cardiaco, la sudorazione e la pressione sanguigna. La sensazione che si prova è di terrore, con  brividi  e qualche volta nausea. Vi sono  diversi stadi  di ansia naturalmente, ma la risposta comportamentale più estrema può essere quella di scappare oppure di evitare quello che crea preoccupazione.

 

Disturbi d’ansia: cosa fare

Quello che è importante sapere è che l’ansia non va vista in modo negativo. E’ infatti un’emozione  comune  a tutti, come la felicità e la rabbia ed ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza.

Quando i disturbi d’ansia diventano compagni troppo frequenti e rendono difficile la quotidianità è necessario trovare una soluzione. La  psicoterapia, le tecniche autogene ( il training autogeno) o le tecniche immaginative possono rappresentare una grande risorsa. Per i casi più gravi  può essere necessario associare queste tecniche a rimedi farmacologici come  ansiolitici  e sedativi.

In tutti i casi è sempre consigliabile  parlarne  con i propri cari, mai sottovalutare i sintomi e confrontarsi con il medico, evitando di curarsi in modo autonomo.