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Perché abbiamo bisogno di controllare tutto? Ansia, cause e come imparare a lasciar andare

controllo che blocca
il controllo che immobilizza

Cosa si nasconde dietro il bisogno di controllare tutto e perché ci è così difficile lasciar andare

Ci capita spesso di sentirci in tensione anche quando, apparentemente, va tutto bene.

La mente continua a muoversi: anticipa, organizza, pianifica.
Ci sentiamo più tranquilli solo quando tutto è sotto controllo. E quando qualcosa sfugge, anche di poco, arriva subito una sensazione di disagio.

Forse ci riconosciamo in pensieri come:

  • “Se non controllo, qualcosa andrà storto”
  • “Devo prevedere tutto”
  • “Non possiamo permetterci errori”

Se è così, è probabile che stiamo vivendo un forte bisogno di controllo legato all’ansia. La prima cosa importante da riconoscere è che non è una mancanza o un difetto. È una strategia di protezione che, in passato, ci ha aiutati a gestire l’incertezza.


Perché sentiamo il bisogno di controllare tutto?

Il bisogno di controllare tutto non nasce per caso. È una modalità che abbiamo sviluppato per gestire l’incertezza e ridurre l’ansia.
Quando qualcosa viene percepito come imprevedibile o potenzialmente rischioso, la mente prova a compensare anticipando, organizzando, tenendo tutto sotto controllo. Questo ci aiuta a:

  • ridurre l’ansia anticipatoria
  • sentirci più preparati
  • evitare errori vissuti come pericolosi
  • mantenere una sensazione di stabilità

In molti casi, questa strategia si è formata in contesti in cui controllare era davvero utile per sentirci più al sicuro.


Ansia e bisogno di controllo: qual è il legame?

Il legame tra ansia e bisogno di controllo è molto stretto. Controllare diventa un modo per abbassare l’attivazione interna. Non elimina l’ansia, ma la rende più gestibile. Spesso non si tratta di un’ansia evidente, ma di una forma più sottile e continua:

  • pensieri costanti
  • bisogno di prevedere
  • difficoltà a tollerare l’incertezza

È come se il nostro sistema fosse sempre un po’ in allerta. E questa allerta, in molti casi, ha radici nel passato: esperienze in cui l’ambiente era imprevedibile, oppure in cui l’errore o la vulnerabilità erano difficili da sostenere.


Quando il controllo diventa un problema

Controllare, di per sé, non è negativo. Il problema nasce quando diventa l’unico modo per sentirci al sicuro. In questi casi, spesso notiamo che:

  • facciamo fatica a rilassarci davvero
  • la mente è sempre attiva
  • gli imprevisti ci mettono subito in difficoltà
  • la tensione è costante, anche nei momenti tranquilli

All’esterno possiamo apparire precisi, organizzati, affidabili.
All’interno, però, possiamo sentirci stanchi, sotto pressione, come se non potessimo mai fermarci davvero.


Perché è così difficile lasciar andare il controllo?

Molti di noi si chiedono:
“Perché non riusciamo semplicemente a smettere di controllare tutto?” La risposta è che il controllo non è il problema: è una forma di protezione.

Serve a evitare qualcosa:

  • l’ansia
  • l’errore
  • la perdita di controllo
  • una sensazione di vulnerabilità

Per questo motivo, provare a eliminarlo direttamente spesso non funziona.
Il sistema reagisce aumentando ancora di più il bisogno di controllo. È come togliere una sicurezza senza averne costruita un’altra.


Cosa si nasconde dietro il bisogno di controllo?

Sotto il bisogno di controllare tutto, ci sono spesso bisogni profondi e legittimi:

  • sentirsi al sicuro
  • avere stabilità
  • non essere sopraffatti
  • evitare di rivivere esperienze difficili

Cambiare prospettiva può fare una grande differenza. Invece di continuare a chiederci “Perché sono così?” Proviamo a domandarci: “Cosa sta cercando di fare per me questa parte?”


Come ridurre il bisogno di controllare tutto

Non si tratta di smettere di controllare da un giorno all’altro. Si tratta di rendere il controllo più flessibile, meno automatico. Possiamo iniziare da piccoli passi.

  • Riconoscere quando si attiva. Accorgersi del momento in cui nasce il bisogno di controllo, senza giudicarci.
  • Introdurre piccole variazioni. Lasciare intenzionalmente qualcosa di non pianificato.
  • Allenarsi a tollerare l'incertezza. Anche solo per pochi minuti.
  • Tornare al corpo. Respirazione, pause e rallentamento aiutano a ridurre l'attivazione.
  • Cambiare rapporto con l'errore. Errore non significa sempre e soltanto pericolo. Può diventare un'esperienza.

Quando iniziamo a cambiare

Il cambiamento non è improvviso, ma graduale. Possiamo iniziare a notare che:

  • ci sentiamo meno in colpa quando ci fermiamo
  • alcuni pensieri si attivano meno automaticamente
  • gli imprevisti diventano più gestibili
  • ci sentiamo più leggeri nelle relazioni

Non è perdita di controllo. È un modo diverso di usarlo: più flessibile, meno rigido, al servizio del nostro benessere.


Una domanda utile nei momenti di tensione

Quando il bisogno di controllare tutto si fa sentire, proviamo a fermarci un attimo. E chiediamoci:

“Di cosa ha paura, in questo momento, questa parte di noi?”

Non serve trovare subito una risposta. A volte basta questa domanda per creare uno spazio diverso.
Ed è proprio lì che può iniziare un cambiamento.


Bibliografia essenziale

  • Bowlby, J. – Una base sicura. Raffaello Cortina Editore
  • Winnicott, D. W. – Gioco e realtà. Armando Editore
  • Van der Kolk, B. – Il corpo accusa il colpo. Raffaello Cortina Editore
  • Siegel, D. J. – La mente relazionale. Raffaello Cortina Editore
  • Porges, S. W. – La teoria polivagale. Giovanni Fioriti Editore
  • Hayes, S. C. – ACT. Teoria e pratica dell’accettazione e dell’impegno. FrancoAngeli



Sono laureata in Psicologia con indirizzo clinico presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Padova e in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero di Torino . Ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino IPP, un Master in Psicoterapia Bionomica presso il Formist (Scuola di Psicoterapia Bionomia) di Cagliari e sono didatta dell’ICSAT in training autogeno bionomico. Sono iscritta all’albo degli Psicologi al n 169 e all’elenco degli psicoterapeuti della Regione Piemonte.

Anna Ambiveri

psicologa & psicoterapeuta

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