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Attacchi di panico: perché avvengono e chi può aiutarti

23/12/2021

L’attacco di panico si manifesta con un’ansia molto intensa, fiato corto, tachicardia e paura di impazzire o addirittura di morire. Questo disturbo, spesso associato a periodi di forte stress, viene considerato patologico quando gli attacchi si presentano in un breve lasso di tempo e con una certa frequenza. Scopriamo di più sugli attacchi di panico e chi può essere d’aiuto a superarli.

Perché avvengono gli attacchi di panico?

Gli attacchi di panico possono colpire la persona nei momenti in cui si trova a dover affrontare delle situazioni molto stressanti o che mettono sotto sforzo la sua sfera emotiva ed emozionale. Gli attacchi di panico sono da considerarsi un campanello di allarme, un avviso che qualche cosa di emotivamente troppo pesante sta minando l’equilibrio psico-fisico della persona. In questi momenti è la paura a prevalere sul soggetto, scaturita spesso da un disturbo più grave, sul quale bisogna indagare per risolverlo.

A tutti può comunque capitare, nel corso della vita, di sperimentare un attacco di panico e non per questo si parla di disturbo. Per essere diagnosticato come tale deve presentare alcune specifiche caratteristiche, come la sensazione di non avere il controllo della situazione, la paura di impazzire, la fobia della morte.

A scatenare gli attacchi di panico, oltre che i momenti stressanti, possono essere anche alcuni eventi di vita che fanno precipitare le condizioni della persona. Tra questi troviamo:

  • La perdita di una persona importante
  • Il matrimonio o la convivenza
  • La separazione
  • Problemi lavorativi o finanziari
  • Essere vittima di qualche forma di violenza

Quali sono i sintomi dell’attacco di panico

L’attacco di panico inizia all’improvviso e raggiunge l’apice rapidamente. In media, dall’inizio alla fine, passano circa 20 minuti, ma talvolta possono essere di più o di meno, a seconda dell’intensità e di come avviene. I sintomi che contraddistinguono gli attacchi di panico sono:

  • Tachicardia e battiti irregolari
  • Sensazioni di instabilità
  • Paura di perdere il controllo o di impazzire
  • Sudorazione, tremori o vere e proprie scosse
  • Brividi, dolore e fastidio al petto
  • Vampate di calore
  • Sensazione di soffocamento
  • Nausea o disturbi addominali
  • Sensazione di asfissia o nodo alla gola
  • Sensazioni di intorpidimento o formicolio

Durante un attacco di panico, la mente della persona è affollata da pensieri catastrofici e fuori controllo. Per tale motivo manifesta difficoltà a fare chiarezza e teme che i sintomi siano pericolosi. Alcuni a volta hanno paura che gli attacchi siano dovuti alla presenza di una malattia pericolosa e non diagnosticata, e nonostante esami e rassicurazioni da parte dei medici credono di essere fragili e vulnerabili.

Come venire incontro alla persona che soffre di un attacco di panico

Può capitare di assistere ad un attacco di panico di una persona amica, di un familiare o di qualsiasi altro individuo che viene colto all’improvviso da sensazioni molto forti. Ecco cosa fare in questi casi:

Portare la persona in una zona tranquilla - Per poter calmare la persona che viene colta da un attacco di panico, bisogna portarla al sicuro, preferibilmente in una zona aperta e tranquilla. È consigliabile avere l’autorizzazione della persona in questione prima di portarla via.

Parlare in tono rassicurante e deciso - è importante mantenere la calma, altrimenti la persona in questione potrebbe tentare di fuggire. Evitare di bloccarla o afferrarla, ma cercare di convincerla a svolgere azioni in cui tenersi impegnata, per scaricare la tensione. Usare un tono fermo e rassicurante, che avrà presa sulla persona.

Evitare di sminuire le paure – non bisogna pronunciare frasi come “stai esagerando”, o “non c’è nulla di cui preoccuparsi”, perché aggraverebbero il problema. Bisogna, invece, prendere sul serio i timori della persona che vive l’attacco di panico e quindi bisogna porre domande che la aiutino a riorganizzare i suoi pensieri.

Non fare pressioni - non bisogna costringere la persona a rispondere o a fare cose che aumenterebbero l’ansia. Invece, bisogna usare tono e parole che riescano a ridurre al minimo i livelli di stress e infondano relax e calma. Non insistere nel farsi spiegare cosa ha scatenato l’attacco e non giudicare, ma ascoltare se la persona ha voglia di parlare.

Empatia e supporto emotivo – dare sostegno emotivo è quanto serve ad una persona che sta vivendo un momento di tensione molto forte. Quindi, far sentire la propria vicinanza avrà come effetto quello di creare empatia e aiuterà la persona a sentirsi meno inadeguata.

Incoraggiare a controllare la respirazione – tenere sotto controllo la respirazione aiuta a scacciare via i sintomi degli attacchi di panico o, comunque, contribuisce a calmarli. Cercare quindi di incoraggiare la persona a respirare normalmente, impartendo anche delle brevi lezioni di respirazione, che si riveleranno efficaci.

Non lasciare la persona da sola - almeno finché la persona non si è ripresa dall’attacco non bisogna mai lasciarla da sola. Bisogna invece assecondarla fino a quando la tensione non si è placata e si ha la certezza che stia bene. Evitare comunque di starle addosso, perché potrebbe infastidirsi.

Chi può essere d’aiuto nella cura degli attacchi di panico

Un valido aiuto nella cura degli attacchi di panico è la psicoterapia. Il percorso psicoterapeutico prevede delle sedute solitamente a cadenza settimanale, durante le quali il paziente viene incentivato dallo psicoterapeuta a svolgere un ruolo attivo nella risoluzione del proprio problema. Insieme al professionista, il paziente si concentra nell’apprendere modalità di pensiero e comportamentali più funzionali per curare gli attacchi di panico.

L’obiettivo della terapia è quello di interrompere i circoli viziosi del disturbo. Nella maggior parte dei casi la situazione può essere superata senza la contemporanea assunzione di farmaci.

Tuttavia, se è proprio necessario, quelli impiegati spesso in associazione sono due classi di farmaci, le benzodiazepine e gli antidepressivi. Questi ultimi hanno meno effetti collaterali dei primi e non causano dipendenza. Ad ogni modo, vanno affiancati alla psicoterapia sempre e solo dietro consiglio del medico curante di riferimento.

Sono laureata in psicologia clinica e di comunità presso l’Università degli Studi di Torino e iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Piemonte al n 8247.

Ivana Cerruti

psicologa & psicoterapeuta

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