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Complesso d'inferiorità: come riconoscerlo e affrontarlo

27/12/2021

Sentirsi inadeguati, paragonarsi agli altri e non sentirsi all’altezza, sono sensazioni del tutto normali se accadono di tanto in tanto. Quando, però, subentra anche una bassa autostima e la sensazione di inadeguatezza diventa assillante, allora è evidente che siamo di fronte ad un complesso d’inferiorità. Scopriamo come riconoscere questo disturbo, che può diventare invalidante e come affrontarlo.

In cosa consiste il complesso d’inferiorità

Il complesso d’inferiorità racchiude sensazioni come insicurezza, inadeguatezza e scarsa opinione di sé. In genere, questo sentimento così complesso si sviluppa durante l’infanzia e scaturisce da esperienze gravi e/o invalidanti o da un ambiente familiare in cui i sentimenti prima citati vengono rafforzati.

Secondo il famoso psicanalista Alfred Adler, oltre al complesso d’inferiorità che si sviluppa nell’infanzia, esiste anche quello che insorge durante l’età adulta, generato da pensieri irrazionali e non ben gestiti dalla persona stessa.

È proprio l’incapacità di gestire i propri punti deboli la base del disturbo,. La persona non li accetta e ciò fa scaturire sentimenti irrazionali che possono manifestarsi in svariati modi. Vi sono dei sintomi specifici che permettono di individuarle la presenza di un sentimento di inferiorità, vediamo quali sono.

Come riconoscere il complesso di inferiorità

È possibile riconoscere il complesso di inferiorità dalla presenza di alcuni comportamenti che diventano persistenti nel tempo e interessano diversi aspetti della vita limitando le reali potenzialità del soggetto. Ecco quali sono:

  • Incapacità di perdonare i propri errori
  • Provare invidia nei confronti degli altri
  • Non saper costruire relazioni senza fare riferimenti su chi è più o meno bravo
  • Incapacità di gestire le proprie reazioni emotive
  • Ritenere qualsiasi commento negativo
  • Tendere al perfezionismo
  • Nascondersi per paura di essere giudicati
  • Incapacità di raggiungere i propri obiettivi
  • Ingigantire i pregi degli altri

Ansia e depressione, scoraggiamento e tristezza, ricerca di attenzioni, pensieri ed emozioni costantemente negativi, scarsa considerazione di sé permeano la persona.

Curare il complesso d’inferiorità con la psicoterapia

Una volta riconosciuto e individuato, non bisogna trascurare il complesso d’inferiorità, poiché può portare alla depressione sfociando in fortissimo disagio. Se non si è in grado di mettere in atto comportamenti e azioni che interrompano questo circolo vizioso, la soluzione migliore è quella di rivolgersi ad un bravo psicoterapeuta. Infatti, la psicoterapia è il metodo più efficace per affrontare questo disturbo e renderlo meno invasivo e bloccante.

Il percorso intrapreso con lo psicoterapeuta guiderà il paziente a fare un’analisi delle sue esperienze passate e lo aiuterà ad elaborare i traumi che lo hanno portato ad avere una visione sbagliata di negativa di sé.

Durante le sedute, il paziente avrà modo di analizzare i pensieri negativi automatici e troverà le soluzioni per ricostruire la percezione del suo essere. Il percorso lo porterà passo dopo passo a recuperare l'autostima e a riprendere coscienza delle capacità e potenzialità.

È chiaro che i tempi non sono per tutti uguali e se per alcuni sarà più semplice riacquistare maggiore sicurezza in sé stessi, per altri potrà volerci di più. Ad ogni modo, la psicoterapia rappresenta un valido aiuto per promuovere una visione più realistica di sé.

Alcuni consigli per superare il complesso d’inferiorità

Oltre al percorso di psicoterapia, è importante che la persona che soffre del complesso d’inferiorità faccia anche qualcos’altro per uscire dalla propria situazione. Innanzitutto, bisogna sforzarsi e valutare da un punto di vista razionale i propri pensieri. Per esempio, si può iniziare a fare un elenco dei propri difetti e pregi, e verificare se sono reali, immaginati oppure sono ingigantiti.

Un altro consiglio per superare questo disturbo è quello di fare una lista dei propri obiettivi raggiunti e dare ad ognuno il giusto valore. Questo e altre strategie da mettere in atto sono indispensabili per coltivare la propria autostima. Ecco dunque cosa fare:

Non limitare le proprie interazioni sociali

La timidezza, l’insicurezza e la paura di esporsi agli altri sono tutti tratti distintivi del complesso di inferiorità. Per superare questi ostacoli bisogna sforzarsi di continuare ad interagire con il mondo esterno. Dunque, prendere parte alla vita di società e frequentare altre persone, ovviamente selezionando quelle giuste, possibilmente positive, che possano infondere fiducia e coraggio.

Dedicarsi al volontariato

Il volontariato stimola la persona che lo pratica a stare bene con se stessa e a sentirsi appagata e soddisfatta. Lavorare insieme agli altri per dedicarsi ad attività di generosità darà un senso alla propria esistenza e scaccerà via ansia e depressione.

Dare sfogo alla propria creatività

Qualunque cosa dia modo di sfogare la propria creatività va messa in atto. Disegno, pittura, danza, cucina; non ci sono limiti nella scelta, basta dedicarsi all’attività scelta con impegno e passione, portando maggiore sicurezza in sé stessi.

Meditare e tenere un diario

Riflettere e annotare su un diario i propri pensieri è importante per ritrovare l’armonia con sé stessi e scoprire le cause dei sentimenti che fanno sentire inadeguati.

Amare sé stessi

Volersi bene, coccolarsi e prendersi cura di sé stessi è fondamentale per combattere la fastidiosa sensazione di inferiorità che fa stare male. Pensare positivo aiuta a tenere a basa ansie e tensioni.

Conclusioni

Bisogna ricordare sempre che non c’è motivo per sentirsi inferiori agli altri e non bisogna sentirsi mai inadeguati, piuttosto bisogna volersi un po’ più bene ed essere più disponibili ad accettare i propri limiti e le proprie peculiarità. Accettare i propri limiti non significa restare immobili, ma partendo dalla consapevolezza di ciò che si è muoversi per limare gli spigoli o le barriere che possono rendere più complesso l’attingere alle proprie potenzialità.

Laureata in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero di Torino e in Psicologia con indirizzo clinico presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Padova, ho conseguito la specializzazione quadriennale in Psicoterapia Psicodinamica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicodinamica di Torino.

Anna Ambiveri

psicologa & psicoterapeuta

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