LE DIPENDENZE

LE DIPENDENZE

Dipendenza

E’ necessario, come prima cosa, specificare e precisare il concetto di “Dipendenza”.
Nel nostro immaginario la parola “dipendenza” rimanda immediatamente a significati negativi, a vissuti di perdita di libertà, di dignità, di benessere.
Tuttavia, è insito nel concetto stesso di sopravvivenza il concetto di dipendenza, cioè un’entità non può esistere o avere significato senza un’altra. In altri termini vi è “dipendenza” quando la soddisfazione di un bisogno deriva dalla presenza di qualcosa o di qualcun altro. Noi tutti siamo dipendenti perché abbiamo necessità di soddisfare i bisogni che sono alla base del benessere fisico e psichico.

Quando la “dipendenza” diventa patologica?

Quando non vi è più la libertà di scelta, quando i bisogni e la loro soddisfazione sono insostituibili a tal punto da rendere la persona schiava.
La dipendenza patologica sembra nascere soprattutto in relazione a quei comportamenti il cui scopo è quello di alleviare un malessere, un dolore interiore procurando, di conseguenza, piacere e sollievo che possono essere raggiunti solo in quel modo e a cui non si può rinunciare per mantenere l’omeostasi (regolazione) interna. L’oggetto o il comportamento che determina la dipendenza occupa in modo totale i pensieri escludendo progressivamente ogni altro pensiero od emozione.

Nulla sembra avere significato se non la ricerca dell’oggetto che soddisfa il bisogno.

E’ facile comprendere come tale situazione si configuri come una grave patologia in quanto, anche a livello mentale avviene un’alterazione dei sistemi cerebrali relativi alla gratificazione e al senso del piacere.

Quali sono le cause della dipendenza patologica

Fondamentale per lo sviluppo armonico del piccolo dell’uomo è la relazione con le figure che si prendono cura di lui. Nello sviluppo normale chi si occupa del bambino (genitori o altre figure importanti) soddisfa e gratifica i suoi bisogni mettendolo in una situazione di benessere psicofisico. Ne consegue che quando il bambino sperimenterà situazioni di malessere, disagio, frustrazione, rabbia cercherà qualcuno o qualcosa (funzionali ed adattivi) che soddisferà il bisogno che urge.

Tuttavia, se ciò non avviene, se il bambino sperimenta in continuazione il non soddisfacimento dei suoi bisogni fondamentali di cura egli cercherà esperienze “altre” che possano diminuire il disagio e lo aiutino a dargli un’identità. Tali esperienze possono sollevarlo dal malessere, ma essere disfunzionali e disadattive.
Ne consegue che in mancanza risposte affettive provenienti dall’ambito relazionale significativo del bambino, la sensazione di vuoto lo porterà a cercare la “vitalizzazione” in fonti disadattive e patogene.

E’ così che si può giungere, nel procedere dello sviluppo, ad uno stato di dipendenza patologica da sostanze, relazioni, oggetti.

Le cause della dipendenza patologica sono molteplici, non sono sempre univoche chiare e definibili. Possiamo, tuttavia, evidenziare alcuni fattori che favoriscono e facilitano in un soggetto l’insorgenza di una dipendenza patologica.
I fattori che aumentano il rischio di dipendenza sono:

  • biologici
  • ambientali
  • psicologici
  • relazionali

Nelle dipendenze troviamo intrecciati ed inscindibili aspetti fisici e aspetti psicologici.

I criteri diagnostici per la dipendenza mettono in rilievo la presenza di:
Ossessività (pensieri invasivi riguardanti la dipendenza dalla sostanza od oggetto);
Impulsività (irrequietezza, ansia, agitazione quando si è impediti a mettere in atto il comportamento dipendente);
Compulsività (comportamenti ripetitivi che la persona sente di dover attuare obbligatoriamente).

Le nuove dipendenze

Accanto alle dipendenze patologiche che potremmo chiamare “tradizionali” quali quelle da sostanze psicotrope, da farmaci, da alcol, da cibo, da tabacco, oggi troviamo nuove forme di dipendenza che si possono definire “dipendenze senza sostanza”. Tra esse troviamo, la dipendenza da TV, da internet, dai videogiochi, il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, la dipendenza dal sesso e dalle relazioni affettive, la dipendenza dal lavoro.

Aspetti teorici

Per spiegare ciò che accade si può usare il concetto di esperienza di oggetto-sé di Lichtenberg. Lichtenberg è uno psichiatra, psicoanalista contemporaneo statunitense che ha formulato una nuova teoria della tecnica psicoanalitica a partire dalla psicologia psicoanalitica del sè di Kohut e dall’infant research (ricerca sull’infanzia). Secondo il suo pensiero, nello sviluppo normale, il bambino fa numerosissime esperienze di oggetto-sé. Esse si originano dal fatto che chi si occupa del bambino (genitore o chi per esso) soddisfa e gratifica i suoi bisogni, togliendolo da uno stato di disagio. Per cui nello sviluppo sano, quando il bambino si trova a vivere uno stato di difficoltà dovuto a disagio fisico o rabbia o frustrazione durante lo svolgimento di un compito etc… cercherà qualcuno o qualcosa che gli permetta di fare un’esperienza di oggetto-sé che riduca lo stato di disagio e lo aiuti a convalidare la vitalità e la coesione del sé.

Se però il bambino fa una continua esperienza di non soddisfacimento dei suoi bisogni, inizierà a cercare la diminuzione del disagio, la coesione e la vitalità del sé e la gratificazione in esperienze alternative che possono essere piacevoli ed intense, ma disadattive.

Semplificando, si può dire che quando mancano nello sviluppo risposte empatiche e sintonizzate da parte del genitore (o chi per esso) nei confronti dei bisogni del bambino che gli permettono di fare esperienze di oggetto-sé vitalizzanti, il bambino inizierà a cerca esperienze di oggetto-sé alternative che possono diventare disadattive e patologiche. Quindi quando non è presente un’esperienza affettiva che proviene da fonti ordinarie, la sensazione di vuoto e di perdita di vitalità che ne deriva portano a ricercare la vitalità stessa in fonti disadattive e patogene.
È in questo modo che si può giungere ad uno stato di dipendenza, che sia essa da sostanze, da alcool, da oggetti o da gioco d’azzardo. Le sostanze, il gioco , l’alcool, hanno un ruolo regolatore e hanno un grosso significato poiché permettono di soddisfare (in modo disadattivo) molti bisogni e diminuire lo stato di disagio. Essi sono attivatori di affetti, riducono la sensazione di vuoto, vitalizzano, ma sono patologici poiché la ricerca di questi ultimi diventa il centro della motivazione.

Per fare un semplice esempio pratico, Lichtenberg ci dice che un fumatore potrà affrontare tranquillamente una notte insonne senza avere un libro o cibo a disposizione, ma se si renderà conto di essere senza sigarette dovrà assolutamente uscire a comprarle.

Riferimento bibliografico : Lichtenberg, J. D., Lachmann, F., M., Fosshage, J., L., (2000). Il sé e i sistemi motivazionali. Roma: Casa Editrice Astrolabio.

dott.sse Anna Ambiveri- Ivana Cerruti

2019-03-05T11:45:09+02:00