Gravidanza: aspetti psicologici e Training autogeno

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Gravidanza: aspetti psicologici e Training autogeno

• La gravidanza: esperienza trasformativa

Una delle esperienze più coinvolgenti nella vita di una donna è rappresentata dall’attesa di un bimbo. La gravidanza è un’esperienza totale e totalizzante che investe il corpo e la psiche e sollecita fantasie, aspettative, paure, ansie e conflitti. La gravidanza produce veloci cambiamenti nel corpo femminile e viene considerata, dal punto di vista psicologico, come una “crisi ”. Al termine “crisi” non deve essere data una connotazione negativa, ma

“crisi” intesa come una fase nella quale gli equilibri precedentemente raggiunti non sono più appropriati e bisogna trovarne di nuovi per far fronte al cambiamento che la nascita di un bimbo comporta nei singoli genitori e nella coppia genitoriale.

• Perché “trasformativa”

La gravidanza psicologicamente viene considerata un periodo di “crisi” in quanto accende e riacutizza conflitti, frustrazioni ed ansie connesse all’evento. Trasformativa poiché tale “crisi” dà la possibilità alla madre e al padre di rielaborare vissuti ed esperienze precedenti e di evolvere verso una maggior maturità e consapevolezza di sé.

Il diventare genitore permette un ampliamento della propria personalità. La presenza del bimbo che nascerà mette in moto percezioni, vissuti sensazioni che aiutano l’autoriflessione e la conoscenza di sé.

Tuttavia, non sempre l’attesa di un bimbo rappresenta una spinta evolutiva. Nelle situazioni in cui vi siano degli instabili equilibri psichici e le conflittualità siano pesantemente invalidanti la gravidanza può dischiudere scenari involutivi.

L’attesa di un bimbo è vissuta in modo del tutto personale e questo dipende dalle esperienze passate, dal modo in cui si sono vissute le relazioni con la propria famiglia di origine, dal contesto nel quale la gravidanza ha inizio e si sviluppa.

L’attesa di un bambino richiede alla donna un’importante rielaborazione psichica che riguarda il rapporto con la propria madre, il rapporto con se stessa in quanto madre e il rapporto col bambino.

Se il rapporto con la propria madre è stato sufficientemente buono (reale o immaginario che sia il vissuto) ciò faciliterà l’identificazione con una madre accudente e favorirà la costruzione del legame madre/bambino.

• Quando si crea il legame madre/bambino

Il legame madre-bambino si crea ben prima che quest’ultimo nasca. Ancor prima del reale concepimento il bambino viene pensato, immaginato e concepito mentalmente. Il legame madre/bambino si incrementa con i primi movimenti del feto e diventa sempre più intenso via via che la gravidanza procede. L’attaccamento materno al feto dipende anche dall’umore della gestante, dal suo legame con la propria madre e dalle caratteristiche della coppia genitoriale. Questo investimento affettivo verso il bambino che nascerà è molto importante perché esso getta le basi per il rapporto futuro tra madre, padre e il loro bimbo.

Numerosi studi hanno dimostrato che il feto non è un soggetto passivo.

Già in una fase precoce della gestazione, esso è attivo e sensibile, è in grado di ricevere stimoli intra ed extra uterini, di elaborarli e di rispondervi. è sensibile ai rumori corporei della madre e ai suoni dell’ambiente esterno. In particolare, la voce della madre udita nel periodo intrauterino verrà riconosciuta dal neonato e faciliterà il suo attaccamento ad essa.

• Emozioni materne e feto

La madre nutre il feto attraverso la placenta non solo con le sostanze nutritive, ma anche con i contenuti emotivi.

Lo stato emotivo della mamma provoca risposte fisiologiche nel sangue attraverso il rilascio di ormoni e di catecolamine che informano biochimicamente il feto. Questo vuol dire che la madre attraverso la placenta comunica al piccolo il suo stato d’animo, le sue emozioni, le sue paure, le sue gioie. I ricercatori prenatali ritengono infatti che ci sia connessione tra ciò che pensa e prova la mamma in gravidanza e cosa prova il feto in relazione agli ormoni associati alle emozioni che attraversano la placenta. Il cortisolo è stato complessivamente indicato come il principale mediatore del trasferimento dello  stress materno al feto. La sua natura permette un passaggio transplacentare, dunque

un livello eccessivo di cortisolo materno potrebbe incidere negativamente sulla capacità del bambino di mediare e gestire lo stress.

Non vi è la certezza totale che rabbia, tensioni, paura e stress possano compromettere lo sviluppo e la salute del bambino, tuttavia se la mamma è molto ansiosa, tesa, di umore negativo, il feto può imparare a reagire in modo eccessivo agli stimoli.

• Cosa fare per il benessere madre/feto

Se non vi è la certezza assoluta che troppo stress, tensioni e conflitti possano nuocere al feto, è stato dimostrato come una buona stimolazione, soprattutto attraverso una madre espressiva e tranquilla, abbia effetti positivi sullo sviluppo del feto.

La serenità e la tranquillità psichica della madre possono incidere positivamente sul neonato e sulla relazione madre/bambino

Secondo le ricerche lo stress esercita sul feto maggiori effetti negativi soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza. Ne consegue che, nell’ultimo trimestre in particolare, un supporto emotivo e un aiuto per gestire lo stress psicologico possono diventare buoni alleati per il benessere della madre, del bimbo che nascerà e della loro relazione.

• Training autogeno e benessere madre/feto

Il Training Autogeno si è rivelato uno dei metodi più utili ed efficaci per aiutare le gestanti a raggiungere e mantenere un buon equilibrio psichico ed una serenità emotiva. L’apprendimento di tale tecnica favorisce e facilita dei cambiamenti sia a livello corporeo che psichico. Dal punto di vista fisiologico vi è una diminuzione dell’attivazione del sistema nervoso vegetativo  con conseguente stimolazione della produzione di endorfine, (particolari prodotti chimici del cervello che contrastano l’ansia e l’agitazione, favorendo anche il controllo dei dolori) e diminuzione di tutti i disturbi della gravidanza che hanno una componente psicologica (nausea, vomito, tachicardia, insonnia). Esso permette di attenuare le oscillazioni degli stati emotivi e di umore della futura mamma, che accompagnano spesso tutto il periodo della gravidanza e può diventare un buon alleato nel dopo parto, quando l’impegno psicofisico può portare a situazioni di ansia o di depressione.

Il Training Autogeno, proprio perché è una tecnica che coinvolge la persona nella sua totalità, facilita il riequilibrio fisico e mentale.

Attraverso gli esercizi la futura mamma apprende a mettersi in ascolto del proprio corpo e del corpo del suo piccolo favorendo il dialogo interiore madre/feto.

Una mamma in attesa sufficientemente in equilibrio con se stessa e con l’ambiente si relazionerà col suo futuro bimbo in modo più positivo, armonioso, accogliente e protettivo e ciò influirà costruttivamente sulla qualità del legame di attaccamento tra madre e bambino anche dopo la nascita del piccolo.

Il Training Autogeno è un valido strumento sia durante il periodo della gestazione, sia nella fase di travaglio poiché aiuta a contenere l’ansia e facilita il recupero di energie sia nel periodo post parto.

Dott.sse Anna Ambiveri – Ivana Cerruti

Bibliografia

Ammaniti M. (a cura di), La gravidanza tra fantasia e realtà, Il pensiero scientifico, Roma, 1992

Manfredi,A. Imbasciati, Il feto ci ascolta…e impara (2012)

Righetti PL, Casadei D. (a cura di), L’intervento psicologico in ginecologia, Edizioni Scientifiche Ma.Gi., Roma, 2007.

Winnicot, I bambini e le loro madri (1987)

Winnicott, D. W., 1965, Sviluppo affettivo e ambiente. Armando, Roma, 1983 (1a ed. 1970).

 

 

 

2019-03-27T12:31:40+01:00