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Quando il corpo prende la parola: comprendere la stanchezza emotiva prima che diventi sofferenza

il corpo dice basta
il corpo ti indica che devi fermarti

Quando il corpo parla più della mente

La stanchezza emotiva è una condizione insidiosa: non arriva all’improvviso, ma si insinua lentamente, spesso senza essere riconosciuta. Molte persone non riescono a descrivere a parole ciò che provano, ma avvertono chiaramente che “qualcosa non va”.

Il corpo, in questi momenti, diventa un prezioso alleato: anticipa ciò che la mente fatica a contenere, trasformando emozioni confuse o trattenute in segnali tangibili. In una prospettiva psicodinamica e psicosomatica, questi segnali rappresentano un linguaggio autentico e profondo, che merita ascolto e rispetto.

Quando un’emozione non è ancora mentalizzabile, troppo intensa o difficile da nominare, può spostarsi sul corpo. Non come un capriccio della psiche, ma come una modalità antica e istintiva di comunicare un sovraccarico interno.
Il corpo, in fondo, non mente: avvisa.


Somatizzazioni che parlano di stanchezza emotiva

Molte persone arrivano in terapia dopo mesi, a volte anni, di disturbi fisici non spiegati da esami clinici. Sono segnali che non “inventiamo”, ma che nascono nel dialogo, spesso inconsapevole, tra corpo e mente.

- Spalle rigide, collo contratto, mandibola serrata

Una postura di allerta silenziosa: il corpo resta in tensione costante, come se dovesse “tenere tutto insieme”. È frequente in chi vive con responsabilità elevate, perfezionismo o necessità di controllo.

-Tensione allo stomaco, nausea, digestione difficile

L’intestino è uno dei luoghi privilegiati in cui si depositano ansia, preoccupazioni e conflitti emotivi. Qui, la psiche trova spesso la sua espressione più immediata.

-Insonnia e risvegli frequenti

La notte è uno spazio vulnerabile: quando il ritmo rallenta, ciò che di giorno resta sotto traccia può emergere con forza. Il sistema nervoso rimane attivo, come se non potesse permettersi di “spegnersi”.

-Cefalee, oppressione al petto, stanchezza persistente

Sono manifestazioni tipiche dello stress cronico e dell’iperattivazione. Il corpo, sovraccarico, segnala che le risorse non sono più in equilibrio con le richieste.

Questi sintomi non vanno interpretati come “semplice stress”, ma come messaggi significativi che meritano attenzione.


Quando la stanchezza emotiva nasce dalle relazioni

La dimensione relazionale è spesso al centro del nostro benessere psicologico. Non sorprende, quindi, che la stanchezza emotiva prenda forma soprattutto nei contesti in cui ci sentiamo maggiormente responsabili, coinvolti o esposti.

Tra i fattori più frequenti troviamo:

  • responsabilità costanti e poco condivise;
  • ruoli di cura che non ricevono riconoscimento;
  • ambienti familiari ad alta aspettativa;
  • contesti lavorativi competitivi o poco supportivi;
  • convinzioni interiorizzate come “non posso fermarmi”, “devo farcela da solo”, “non devo deludere nessuno”.

Quando non ci sentiamo autorizzati a mostrare fragilità o chiedere aiuto, il corpo diventa l’unica voce possibile. Ed è spesso una voce stanca.


Cosa accade quando ignoriamo i segnali?

Molti di noi sono abituati a minimizzare: “passerà”, “è un periodo”, “stringo i denti e vado avanti”.

Ma il corpo, quando non viene ascoltato, intensifica la sua comunicazione.
Nel tempo possono emergere:

  • peggioramento dei sintomi somatici;
  • irritabilità e ridotta tolleranza allo stress;
  • difficoltà cognitive e cali di attenzione;
  • ritiro emotivo;
  • burnout (riconosciuto dall’OMS come sindrome derivante da stress cronico non gestito).

Riconoscere i segnali non significa arrendersi, ma proteggersi.


Il contributo della psicoterapia psicodinamica

La psicoterapia psicodinamica si concentra sulla comprensione del significato profondo dei sintomi. Il sintomo, in questa prospettiva, non è un nemico da combattere ma un messaggero prezioso.

Attraverso il percorso terapeutico è possibile:

  • dare parole a vissuti che finora il corpo ha espresso da solo;
  • comprendere e mentalizzare emozioni complesse o dolorose;
  • esplorare le radici relazionali del sovraccarico;
  • rinegoziare ruoli, aspettative e modi di stare in relazione;
  • sviluppare modalità più sane di autoregolazione emotiva.

Quando il sintomo “viene ascoltato”, non ha più bisogno di gridare.
La terapia diventa così un luogo sicuro in cui il corpo e la mente possono ritrovarsi.


Conclusione

Il corpo non giudica e non mente: semplicemente parla.
Spesso è la parte di noi che riconosce prima il bisogno di una pausa, di un confine, di un sostegno.

Ascoltarlo significa riconoscere la propria umanità, i propri limiti e il diritto a non farcela sempre.
Significa anche aprire uno spazio nuovo in cui prendersi cura di sé senza colpa, senza dover “meritare” il riposo o l’aiuto.

Se senti che il tuo corpo sta parlando più della tua mente, rivolgerti a un professionista psicologo o psicoterapeuta può essere un passo importante per dare voce, finalmente, a ciò che stai vivendo.


Bibliografia essenziale

(orientativa e non esaustiva)

  • Freud, S. (1915). Metapsicologia.
  • Winnicott, D. W. (1965). Sviluppo affettivo e ambiente.
  • Bion, W. R. (1962). Apprendere dall’esperienza.
  • McDougall, J. (1989). Teatralizzazione del corpo.
  • Lowen, A. (1975). Bioenergetica.
  • Van der Kolk, B. (2014). Il corpo accusa il colpo.
  • Siegel, D. (1999). La mente relazionale.
  • Lingiardi, V., & McWilliams, N. (2021). Psychodynamic Diagnostic Manual – PDM-2.
Sono laureata in Psicologia con indirizzo clinico presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Padova e in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero di Torino . Ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino IPP, un Master in Psicoterapia Bionomica presso il Formist (Scuola di Psicoterapia Bionomia) di Cagliari e sono didatta dell’ICSAT in training autogeno bionomico. Sono iscritta all’albo degli Psicologi al n 169 e all’elenco degli psicoterapeuti della Regione Piemonte.

Anna Ambiveri

psicologa & psicoterapeuta

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