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Mi sento solo

12/12/2024
uomo solo su strada deserta
Image by Anja from Pixabay

MI SENTO SOLO/A: A CHI NON è MAI CAPITATO DI SENTIRSI SOLI?

La solitudine e il sentirsi soli

La solitudine è un'esperienza umana universale. La solitudine è una condizione che tutti sperimentiamo in un momento o nell'altro della vita. Tuttavia, è importante distinguere tra due esperienze diverse, a volte collegate tra loro: la solitudine fisica, ovvero l'assenza di compagnia, e il sentirsi soli, un'esperienza emotiva più profonda e soggettiva. Quest'ultima può manifestarsi anche quando siamo circondati da altre persone, quando siamo ad esempio con amici, colleghi o familiari. E’ un’esperienza che porta con sé tristezza e sofferenza, spesso difficile da comunicare.

Che cos'è la solitudine?

La solitudine non è quindi semplicemente l’essere fisicamente soli. Si può essere soli e sentirsi sereni, oppure essere in compagnia e sentirsi profondamente isolati. La solitudine emotiva è una forma di isolamento che si verifica quando una persona non sente di avere legami profondi e significativi con gli altri, anche se è circondata da persone. È spesso accompagnata da sensazioni drammatiche di vuoto interiore, di non essere compresi e non sentirsi capiti, visti, ascoltati dagli altri o di non avere qualcuno con cui condividere veramente emozioni, pensieri e momenti importanti.

Perché mi sento solo/a? quali sono le cause della solitudine?

Il sentirsi soli può dipendere da moltissimi fattori che possono intrecciarsi tra di loro. È un tipo di esperienza molto soggettiva, per cui possiamo vedere insieme solo alcune delle motivazioni che possono concorrere al sentirsi soli.

Spesso il sentimento di solitudine ha origine nel passato ed è una sensazione che si è costruita nel tempo come frutto delle nostre relazioni.

Relazioni di attaccamento disfunzionali

  • Esperienze precoci con i caregiver (solitamente i genitori) di mancanza di sintonizzazione: Le figure di attaccamento primarie (genitori o altri caregiver) non sono state in grado di rispondere in modo empatico e comprendere i bisogni emotivi del bambino e non si sono sintonizzati sui suoi bisogni emotivi

Vediamo degli esempi di mancanza di risposte empatiche e di sintonizzazione emotiva da parte dei genitori per cui il bambino può sperimentare vissuti di solitudine:

1. Ignorare o minimizzare i sentimenti del bambino

  • Esempio: Un bambino piange perché si sente triste dopo aver perso un giocattolo importante, ma il genitore risponde con frasi come:
    • "Non è niente, smettila di piangere."
    • "Non c'è motivo di essere triste per una cosa così sciocca."
      Questo invalida i sentimenti del bambino e gli insegna che le sue emozioni non sono importanti o non meritano attenzione.

2. Risposte emotive inappropriate

  • Esempio: Un bambino è spaventato da un temporale e cerca conforto, ma il genitore risponde con irritazione o rabbia:
    • "Basta, non c'è niente di cui avere paura. Perché devi sempre fare storie?"
      Questo può far sentire il bambino incompreso e isolato, invece che rassicurato e protetto.

3. Mancata risposta alle richieste di attenzione

  • Esempio: Un bambino cerca l'attenzione del genitore per mostrare un disegno o raccontare un evento importante, ma il genitore è distratto (ad esempio, usando il telefono) e risponde con un generico:
    • "Sì, molto bello," senza nemmeno guardare.
      Questo segnala al bambino che i suoi tentativi di connessione non sono significativi o degni di interesse.

4. Inversione di ruoli emotivi

  • Esempio: Un genitore usa il bambino come fonte di conforto o supporto emotivo, invece di offrire sostegno. Ad esempio:
    • Un bambino esprime paura, ma il genitore risponde:
      • "Non riesco a gestire i tuoi problemi, ho già i miei."
        Questo può portare il bambino a sentirsi responsabile per i sentimenti del genitore, generando confusione e stress.

Trauma relazionale

  • Esperienze di abbandono o rifiuto: Perdita precoce di figure significative, trascuratezza emotiva o rifiuto possono creare un profondo senso di solitudine che persiste nell’età adulta.
  • Relazioni conflittuali: Relazioni infantili segnate da critiche, manipolazioni o controllo possono portare a difficoltà nel fidarsi degli altri e a evitare l’intimità, generando isolamento.
  • Traumi cumulativi: Piccole esperienze ripetute di rottura, disconnessione o incomprensione nelle relazioni con le figure di riferimento, senza la possibilità di ripararle può portare a una sensazione di sentirsi soli

Schemi relazionali interiorizzati

  • Modelli di relazione disfunzionali: Nel corso dello sviluppo, interiorizziamo schemi basati sulle relazioni passate. Questi modelli, se caratterizzati da disconnessione o rifiuto, possono ripetersi nelle relazioni adulte, portando a esperienze di solitudine.
    • Ad esempio, una persona che si aspetta di essere rifiutata potrebbe inconsciamente comportarsi in modi che favoriscono proprio il rifiuto, rinforzando il senso di isolamento.
  • Autoimmagini negative: Se le prime relazioni hanno trasmesso messaggi di inadeguatezza o non amabilità, la persona può sviluppare un senso di sé negativo, di non essere una persona amabile che alimenta la solitudine.

Questi sono solo alcuni esempi, i motivi che ci portano a sentirci soli possono essere molteplici e si intrecciano con la nostra personalissima storia di vita.

Come si esce dalla solitudine?

Come si affronta la solitudine? Si può smettere di sentirsi soli?

Considerare un aiuto professionale per affrontare la solitudine può essere una scelta molto utile, specialmente se il senso di isolamento persiste e influisce negativamente sulla vita quotidiana, sul benessere emotivo o fisico.

Attraverso il rapporto terapeutico, il paziente può rielaborare le esperienze di solitudine emotiva, sperimentare una relazione sicura e poter  fare così esperienza di una nuovo modo di stare insieme nel quale può sentirsi accolto, riconosciuto, visto… La relazione tra paziente e terapeuta può diventare un laboratorio emotivo in cui esplorare esperienze dolorose e rielaborarle.

Sono laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’università degli Studi di Torino. Ho conseguito la specializzazione in Psicologia Psicoanalitica del Sé e Psicoanalisi relazionale presso l’istituto ISIPSE’ di Milano. Ho svolto un Training Psicoanalitico post specializzazione. Sono iscritta all’albo degli Psicologi del Piemonte al n. 8247

Ivana Cerruti

psicologa & psicoterapeuta

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