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La Rabbia Repressa: Comprendere e Affrontare il Problema

27/08/2024
Foto di Yogendra Singh Pixabay


Nel precedente articolo sulla rabbia, abbiamo mostrato come l’espressione della rabbia, se gestita correttamente, possa avere un ruolo significativo nel raggiungimento del benessere. Gestire correttamente la rabbia significa riconoscere e affrontare questa emozione in modo costruttivo, senza permetterle di causare danni a se stessi o agli altri. Tuttavia è diffuso il sentimento che la rabbia sia un’emozione da nascondere, da non esprimere.

Perché si reprime la rabbia?

La paura di esprimere la rabbia può derivare da vari fattori psicologici, sociali e culturali. Ecco
alcuni motivi:

  • Paura del giudizio
    Esprimere rabbia può far temere il giudizio negativo degli altri, specialmente in contesti
    dove la rabbia è vista come un'emozione inappropriata o segno di debolezza.
  • Paura delle conseguenze
    Le persone possono temere che esprimere la rabbia possa portare a conseguenze negative,
    come conflitti, perdita di relazioni, ripercussioni lavorative o persino violenza.
  • Paura del conflitto
    Molte persone temono che esprimere la rabbia possa portare a conflitti o rotture nelle
    relazioni. Questo timore può portare a sopprimere la rabbia per evitare situazioni di
    confronto.
  • Paura del rifiuto o dell'abbandono
    Chi teme di essere respinto o abbandonato dagli altri può evitare di esprimere la rabbia per
    paura di perdere il supporto o l'affetto delle persone care.
  • Esperienze passate
    Chi ha avuto esperienze negative legate all'espressione della rabbia, come punizioni o
    rifiuti, potrebbe imparare a reprimere questa emozione per evitare di rivivere quelle
    situazioni.
  • Condizionamento culturale
    In molte culture esprimere rabbia è spesso non conforme alle aspettative sociali che
    richiedono un comportamento calmo, controllato ed equilibrato.
  • Paura della perdita di controllo
    La rabbia può essere un'emozione intensa e travolgente e alcune persone possono temere
    di perdere il controllo delle proprie azioni e parole se la esprimono.
  • Desiderio di mantenere l'armonia
    In molti contesti sociali e familiari, mantenere l'armonia ed evitare conflitti è prioritario e,
    quindi, la rabbia viene repressa per non disturbare la tranquillità.
  • Controllo e Perfezionismo
    Le persone con tendenze perfezioniste o con un forte bisogno di controllo possono vedere
    la rabbia come un'emozione "imperfetta" o "fuori controllo" e, quindi, cercano di evitarla o
    sopprimerla.
  • Mancanza di modelli positivi
    Se non si hanno avuto modelli di ruolo che abbiano mostrato come esprimere la rabbia in
    modo sano e costruttivo, può essere difficile sapere come farlo senza causare problemi.
  • Confusione emotiva
    A volte la rabbia può essere confusa con altre emozioni, come la tristezza o la paura,
    rendendo difficile esprimerla chiaramente.
  • Bassa autostima
    Le persone con bassa autostima possono sentirsi indegne o non abbastanza valide da
    esprimere la propria rabbia, temono di non essere prese sul serio o di non avere il diritto di
    essere arrabbiate.
  • Incapacità di esprimere rabbia in modo sano
    Alcune persone non hanno mai imparato strategie efficaci per esprimere la rabbia in modo
    assertivo e costruttivo. Questo può portare a reprimere la rabbia o a esprimerla in modo
    passivo-aggressivo o esplosivo.


Comprendere queste dinamiche può aiutare a sviluppare strategie per esprimere la rabbia in modo sano. Quando si trattiene e si reprime la rabbia o la si ignora può arrivare il momento in cui non si riesce più a controllarla ed essa può esprimersi in modo aggressivo, incontrollato e disfunzionale.

Ricordiamoci che la rabbia è un’emozione primaria che ha una funzione adattiva, è la risposta soggettiva ad essa che può diventare disadattiva.

Se da soli non si riesce a dialogare con la propria rabbia e a trovare modalità valide e funzionali per esprimerla, può essere utile cercare supporto psicologico che aiuti a comprendere ed elaborare i
nodi che rendono così difficile esprimere tale emozione.

Sono laureata in Psicologia con indirizzo clinico presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Padova e in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero di Torino . Ho conseguito la specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino IPP, un Master in Psicoterapia Bionomica presso il Formist (Scuola di Psicoterapia Bionomia) di Cagliari e sono didatta dell’ICSAT in training autogeno bionomico. Sono iscritta all’albo degli Psicologi al n 169 e all’elenco degli psicoterapeuti della Regione Piemonte.

Anna Ambiveri

psicologa & psicoterapeuta

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