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Le espressioni facciali di Ekman e Friesen

25/01/2022

Le espressioni facciali di Ekman e Friesen

Essere capaci di riconoscere le emozioni dalle espressioni facciali permette di comprendere meglio gli altri e migliorare la qualità delle nostre relazioni. Questa capacità, dal punto di vista evolutivo, ha dato un enorme contributo all’adattamento e alla sopravvivenza umana.

Un grande passo avanti è stato fatto grazie a un sistema di codifica della mimica facciale introdotto da due esperti come Ekman e Friesen, che hanno elaborato un metodo scientifico in grado di  leggere le emozioni dalle espressioni del volto.

Dagli studi di Darwin alle scoperte di Ekman e Friesen

Le espressioni facciali per molto tempo sono state oggetto di studi e anche Charles Darwin se ne occupò nel saggio “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali” pubblicato nel 1872.

Il padre della teoria dell’evoluzione sosteneva che le emozioni sono innate e che ad esse corrispondono delle espressioni facciali e corporee presenti in ogni etnia e cultura umana.

Lo studio sull’analisi delle espressioni facciali venne approfondito dopo molti anni da Paul Ekman, autore della cosiddetta “teoria neuroculturale”, che dimostrò l'universalità delle emozioni.

Il ricercatore, dopo aver analizzato migliaia di espressioni facciali, notò che gli atteggiamenti del volto di un gruppo di individui della Nuova Guinea quando provavano un’emozione erano uguali a quelle mostrate da coloro che abitavano nel mondo occidentale.

Questo particolare lo convinse che la mimica delle emozioni di base è identica in qualsiasi parte del mondo. Successivamente, insieme a Friesen, condusse degli studi specifici ed elaborò quello che a oggi è il metodo più famoso e attendibile per la lettura delle espressioni facciali, il FACS.

Le espressioni facciali sono di natura biologica e sono universali

Gli studi condotti da Paul Ekman e Wallace V. Friesen, esperti in mimica facciale, hanno portato alla conclusione che particolari espressioni facciali sono associate universalmente a particolari emozioni, confermando così la teoria di Darwin.

Espressioni di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, sorpresa, dispiacere e paura sono universali. I due esperti hanno specificato che le espressioni hanno radici biologiche e non necessitano quindi di essere apprese per manifestarsi.

A dimostrarlo è la loro presenza anche nei bambini molto piccoli, nei non vedenti o nei sordomuti dalla nascita, soggetti che non hanno avuto altre occasioni di apprenderli.

Inoltre, Ekman e Friesen hanno sottolineato che le espressioni emozionali vengono influenzate da fattori culturali, dall’apprendimento, dalla predisposizione e questo dettaglio spiega come vi possano essere differenze individuali nella loro manifestazione.

Alle emozioni primarie successivamente vennero aggiunte altre emozioni secondarie, ovvero: disprezzo, divertimento, imbarazzo, contentezza, colpa, eccitazione, sollievo, orgoglio dei successi, soddisfazione, piacere sensoriale.

Ekman e Friesen e il loro Facial Action Coding System (FACS)

Nel 1978 Ekman e Friesen elaborarono un sistema di codifica della mimica facciale denominato Facial Action Coding System o FACS. Il metodo si basa appunto sulla scoperta dell’universalità dell’espressione emotiva in risposta alle emozioni primarie indicate in precedenza.

Si tratta di un vero e proprio atlante del volto umano che include una descrizione sistematica composta da foto, filmati e testi, per misurare in termini anatomici i movimenti facciali e scomporli in unità singole di movimento denominate Action Unit. Il metodo si propone di:

  • Riconoscere l’emozione provata dal soggetto in esame al momento dell’osservazione, individuando le contrazioni dei muscoli facciali, singolarmente o combinate con altri muscoli.
  • Individuare microespressioni impercettibili da notare a occhio nudo.
  • Poter scorgere espressioni frutto di emozioni miste oppure simulate.

ll FACS consente dunque di individuare ciascun movimento del volto umano senza interferenze interpretative e solo in maniera descrittiva. Ekman e Friesen, per ottenere questo obiettivo, si sono basati esclusivamente sull’analisi anatomica dei movimenti muscolari del viso.

Espressioni facciali discrete, deboli, parziali e microespressioni

Ekman e Friesen hanno distinto diverse tipologie di espressioni facciali manifestate dalle persone, che sono:

  • Espressioni facciali discrete- sono quelle espressioni appena accennate che il volto assume in determinate circostanze e che non rivelano in modo palese l’emozione che le scatena. Per questo motivo sono definite espressioni facciali discrete.
  • Espressioni deboli – sono quelle espressioni non troppo evidenti per via dello scarso utilizzo dei muscoli facciali. Questo può accadere quando lo stato emotivo non si è manifestato in pieno oppure sta svanendo o magari il soggetto cerca di celare ciò che sta provando veramente.
  • Espressioni parziali – sono espressioni simili a quelle deboli, ma a differenze di queste si manifestano in una sola parte del volto. Occorre però un occhio esperto per riconoscerle.
  • Microespressioni – sono quelle espressioni più sincere perché sono spontanee e involontarie, ma durano una frazione di secondo. A volte la persona non si rende conto della sua espressione facciale e quando se ne accorge cerca di mascherarla.

Come abbiamo visto, è evidente che la comunicazione non verbale si compone anche di una serie di microgesti e microespressioni che rivelano tracce di emozioni mascherate o nascoste.

Applicazione del FACS nella psicoterapia

L’uso del FACS all’interno di un percorso psicoterapico risulta complesso per due motivi fondamentali. Per prima cosa, l’occhio umano non riesce a rilevare con cura tutte le emozioni facciali che variano in modo molto rapido.

Allo stesso tempo, la memoria di lavoro umana non è in grado di processare tutti gli stimoli che rientrano nel trattamento psicoterapico. Per usufruire in pieno del metodo elaborato da Ekman e Friesen, occorrerebbe filmare le sedute di psicoterapia e rivedere e analizzare le espressioni e le microespressioni del paziente usando un programma di codifica automatico o guardando i filmati al rallentatore.

In questo modo ci sarebbe tutto il tempo di elaborarle e di introdurle in un più ampio concetto psicologico, per fare ipotesi e capire con quali modalità intervenire.

Anche se occorre molto tempo per mettere in pratica questa procedura in psicoterapia, l’uso del FACS può risultare comunque utile. Un terapeuta formato nel campo, che ha un occhio allenato, può identificare le espressioni che si presentano più spesso nel volto del paziente e in tempo reale può notare quali sono gli argomenti o le affermazioni che danno luogo alle emozioni.

Laureata in Pedagogia presso la Facoltà di Magistero di Torino e in Psicologia con indirizzo clinico presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli Studi di Padova, ho conseguito la specializzazione quadriennale in Psicoterapia Psicodinamica presso l’Istituto di Psicoterapia Psicodinamica di Torino.

Anna Ambiveri

psicologa & psicoterapeuta

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