Ma da cosa derivano i disturbi d’ansia?
L’uomo primitivo che c’è in noi
Sappiamo che l’uomo, seppur moderno ed evoluto, ha ancora dentro nel suo cervello una zona primitiva. Questa parte del cervello lo ha aiutato a sopravvivere quando il mondo era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Si tratta di una sorta di istinto primordiale, presente anche negli animali. A codificarlo per la prima volta è stato il fisiologo americano Walter Bradford Cannon (il padre della psicosomatica) che gli ha dato il nome di fight-or-flight. In italiano questo comportamento viene tradotto come “combatti o fuggi”. In pratica, davanti ad un pericolo un animale ha due possibilità: o combatte oppure fugge. In tutti e due i casi, per riuscire ad avere prestazioni elevate, entra in gioco il sistema nervoso simpatico che rilascia delle sostanze in grado di acuire la forza e la capacità di reazione.
L’ansia moderna
Se questo istinto primordiale ha avuto un ruolo essenziale per la specie umana, oggi chi è più emotivo e incline ad ascoltare il proprio corpo e le proprie emozioni può viverlo come un ostacolo. Nei paesi industrializzati infatti il rischio di finire preda di un animale feroce non c’è più. Tuttavia alcune situazioni in cui ci si sente a disagio possono portare il nostro cervello a creare le stesse associazioni, scatenando una reazione di paura infondata e di eccessiva preoccupazione.
Questo succede, a maggior ragione, quando si è in pubblico o si deve affrontare una situazione impegnativa, magari sul lavoro o a scuola.
Se ti è capitato di provare più volte sensazioni di paura, preoccupazione e pericolo in determinate occasioni, sappi che il cervello poi inizia a fare delle associazioni addirittura anticipando le circostanze. Questo spiega il meccanismo per il quale ci si sente a disagio ancor prima che una determinata situazione stia succedendo. Nascono così delle situazioni di allerta generalizzata che arrivano a limitare la libertà di azione.
Come riconoscere l’ansia
I disturbi d’ansia sono uno stress per l’organismo. Si manifestano con una completa gamma di emozioni spesso difficili da spiegare a chi ci sta intorno. Inquietudine, angoscia, paura non specifica, apprensione e preoccupazione sono solo alcune delle sensazioni, a cui si aggiungono percezioni più fisiche come palpitazioni, dolori al petto, sudorazione e respiro corto. In alcuni casi anche nausea e una strana sensazione di tremore interno. Nei casi più gravi l’ansia sfocia in una forma clinica chiamata disturbo d’ansia generalizzato (DAG o GAD).
Tutto questo mix di emozioni è una chiara indicazione di iperattività del nostro sistema nervoso autonomo e una risposta lampante del sistema simpatico che ci dice “combatti o fuggi”.
E’ come se il nostro sistema cognitivo ci lanciasse un allarme. C’è un pericolo da affrontare, il nostro corpo reagisce preparandosi alla minaccia e aumentando il ritmo cardiaco, la sudorazione e la pressione sanguigna. La sensazione che si prova è di terrore, con brividi e qualche volta nausea. Vi sono diversi stadi di ansia naturalmente, ma la risposta comportamentale più estrema può essere quella di scappare oppure di evitare quello che crea preoccupazione.
Disturbi d’ansia: cosa fare
Quello che è importante sapere è che l’ansia non va vista in modo negativo. E’ infatti un’emozione comune a tutti, come la felicità e la rabbia ed ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza.
Quando i disturbi d’ansia diventano compagni troppo frequenti e rendono difficile la quotidianità è necessario trovare una soluzione. La psicoterapia, le tecniche autogene ( il training autogeno) o le tecniche immaginative possono rappresentare una grande risorsa. Per i casi più gravi può essere necessario associare queste tecniche a rimedi farmacologici come ansiolitici e sedativi.
In tutti i casi è sempre consigliabile parlarne con i propri cari, mai sottovalutare i sintomi e confrontarsi con il medico, evitando di curarsi in modo autonomo.