Metodi di Rilassamento Mentale

tecniche di rilassamenoIl training autogeno somatico di Shultz ripreso da Luthe (suo allievo) è un valido strumento di rilassamento che porta con sé una serie di cambiamenti psicofisiologici che apportano benessere nel breve e nel lungo tempo.
Il metodo consiste nell’apprendimento di 6 esercizi di cui due fondamentali e quattro complementari. L’allenamento su questi esercizi che vengono appresi nello studio dello psicoterapeuta comportano dei cambiamenti psicofisiologici irreversibili. L’allenamento prevede tre esercitazioni giornaliere che vengono fissate nei tempi più consoni a colui che le deve affrontare. Ogni allenamento richiede pochi minuti all’inizio dell’apprendimento ed una decina di minuti quando si sono appresi tutti gli esercizi.

I cambiamenti che avvengono sul piano fisiologico:

  • Un maggior rilassamento muscolare con conseguente miglioramento circolatorio. Se i muscoli non costringono i vasi, questi riprendono le loro dimensioni naturali e il sangue circola più liberamente.
  • Un riequilibrio della pressione arteriosa con ripristino di quella che è “normale” per il soggetto.
  • Un riequilibrio del battito cardiaco che rientra nei parametri naturali per il soggetto.
  • Un riequilibrio del sistema neurovegetativo con diminuzione dell’attivazione del gran simpatico(stress) ed una riattivazione del parasimpatico.
  • Diminuzione della produzione dell’ormone dello stress (cortisolo) e aumento della produzione di endorfine
  • Riequilibrio del sistema endocrino sia per quel che riguarda la produzione di insulina sia per il funzionamento tiroideo.
  • Miglioramento delle difese immunitarie
  • Sollecitazione degli elementi relativi all’autoguarigione.

I cambiamenti che avvengono sul piano psicologico:

  • maggior capacità ad accettare i propri limiti e le proprie difficoltà.
  • Maggior capacità nel contenere l’ansia.
  • Aumento della capacità introspettiva.
  • Maggior consapevolezza del proprio corpo e del suo linguaggio.
  • Sperimentazione che l’inconscio ha da dire la sua e dà indicazioni per la via del benessere.
  • Passaggio da un tempo culturale ad un tempo naturale e personale.
  • Sperimentazione dell’unità inscindibile psiche/soma.

UNA TECNICA AUTOGENA

In quest’accezione il Training Autogeno oltre che strumento di rilassamento diventa una tecnica autogena che apre la strada alla conoscenza del proprio piano di vita. Se, nell’impostazione di Luthe si lavora solo al rilassamento ed al “coprimento” del sintomo con quest’ottica si lavora sia rilassamento sia al disvelamento di cosa sottende alla psicopatologia manifestata dal soggetto. Il training autogeno di base si avvarrà delle sensazione somatiche che scaturiranno durante gli esercizi, del materiale associativo e del materiale immaginativo che accompagneranno i singoli esercizi. Con l’apprendimento dei sei esercizi del Training Autogeno di base il soggetto apprenderà attraverso la concentrazione passiva ad entrare in uno stato autogeno dove, pur rimanendo allo stato di veglia, le funzioni cerebrali lavoreranno come se il soggetto si trovasse in uno fase di presonno o di sonno. Si utilizza il termine Stato Alterato di Coscienza per indicare questa situazione nella quale il soggetto, in stato di veglia, presenta un tracciato elettroencefalografico con onde tipiche di uno stato di coscienza differente. In questo stato detto autogeno si crea un ponte tra gli strati più profondi della personalità e lo stato conscio. Ciò facilita un’espansione della coscienza del soggetto. L’emisfero destro sarà sollecitato e aumenteranno le interconnessioni tra i due emisferi cerebrali, permettendo l’avvicinamento ed il dispiegamento delle proprie potenzialità.

IL TRAINING AUTOGENO SUPERIORE (T.A.S.)

Un passo successivo al Training Autogeno di base è l’apprendimento del Training Autogeno Superiore o psichico per una ricerca di maggior autoconsapevolezza. Schultz lo ritiene un valido strumento per la cura dei disturbi organici funzionali, nei disturbi del sonno, nelle nevrosi di vario genere, negli stati inibitori, nei disturbi sessuali e della comunicazione. Gli esercizi del ciclo superiore rientrano in quella che viene chiamata “meditazione occidentale”, forma di autoriflessione più vicina al pensiero occidentale e che può essere, di conseguenza, più facilmente affrontabile da coloro che appartengono a tale cultura. Gli esercizi superiori vengono introdotti solo dopo che si padroneggiano appieno gli esercizi del ciclo inferiore. Mentre nel ciclo inferiore inteso come tecnica autogena l’obiettivo era il raggiungimento della “concentrazione passiva, nel ciclo superiore l’obiettivo è il raggiungimento “dell’accettazione passiva”. Il materiale che affiora durante gli esercizi viene elaborato insieme al terapeuta che accompagna il soggetto alla ricerca del significato nascosto dei vissuti autogeni. Qualsiasi elemento venga alla mente deve essere trattato con uguale valore, l’Io deve in tale situazione ridimensionarsi e depotenziare il suo giudizio. Verrà utilizzata anche la tecnica dell’amplificazione che consente l’arricchimento dei contenuti immaginativi attraverso la comprensione degli aspetti plurimi attinenti a quel simbolo. L’attenzione viene diretta alla ricerca del senso che possono avere per una persona i sintomi nevrotici. Questi vorranno dire qualcosa, non solo sono espressione di un allontanamento dal piano di vita, ma hanno in sé il germe della guarigione. I sintomi sono metafore e, se comprese, permettono una reintegrazione ed un riequilibrio dell’unità psicosomatica.